LE EMOZIONI NEL DISEGNO INFANTILE

Il disegno rappresenta un mezzo davvero potente attraverso il quale il bambino esprime se stesso.

Disegnare e’ uno strumento per comunicare, esprimendo un mondo interiore fatto di sentimenti ed emozioni che hanno, così, modo per trovare una voce. Inoltre, gli elaborati grafici rappresentano quello che i piccoli hanno modo di osservare nella propria realtà, attraverso le loro competenze cognitive, imprimendo sulla carta quello che vedono e ciò che sentono intorno a loro.

Il disegno infantile e’ un metodo molto efficace per proiettare le proprie paure/timori/conflitti, che, se accompagnati e sostenuti attraverso il supporto di un adulto significativo, trovano uno spazio di accoglienza e contenimento fondamentale per elaborare il proprio vissuto.

Importanti sono le domande aperte che la figura adulta può porre per facilitare il bambino nella espressione delle proprie emozioni.

Le domande fanno in modo che il bambino possa narrare, descrivere, verbalizzare come ha rappresentato la “sua” costruzione della realtà, che, condividendola, diventa più semplice da elaborare, trovando un luogo di accettazione e non giudizio.

Sono quattro le fasi evolutive del disegno infantile che individuano gli studi di Geogers-Henri Luquet, e secondo le ricerche di M. Lowenfeld. Henri Loquet evidenzia la funzione essenziale rappresentativa del disegno. Attraverso il realismo fortuito, a tre anni, il bambino incontra nodi di linee, notando similitudini con il mondo esterno.

In mezzo a queste immagini il bambino, come un esploratore, trova “l’omino”, la rappresentazione della figura umana formata prevalentemente da testa e gambe. Da qui in poi la figura umana sarà presente e importante nel processo evolutivo del disegno infantile.

Dai 3-5 anni circa, assistiamo al realismo mancato, dove subentra la intenzionalità. Qui sarà particolarmente importante incoraggiare, ascoltare, supportare e legittimare l’esplorazione delle varie possibilità grafiche, sostenere l’attenzione e l’autostima, limitando le critiche e correzioni.

Quello che agli occhi di un adulto può sembrare un errore e una sproporzione, e’ per il bambino una avventura per consolidare le sue capacità cognitive in evoluzione. Nel realismo intellettuale, 5-8 anni, il bambino riconosce le qualità di un oggetto che lo determinano come reale. Si vedono i personaggi dentro le case, in una atmosfera a volte surreale. Gli schemi affettivi sono un quadro entro cui collocare gli oggetti.

Infine, nel realismo visivo, 8-11 anni, compaiono le relazioni tra le cose e viene posta particolare attenzione alla esperienza visiva degli oggetti. I dettagli mettono in evidenza il motore affettivo, per questo è importante supportare nell’arricchimento di particolari e valorizzare questa capacità del bambino che ha a che fare anche con l’incremento del controllo motorio. In conclusione, vorrei sottolineare come tutte le emozioni e i vissuti del bambino possano passare attraverso il disegno, e come tale opportunità possa essere offerta e sostenuta da un adulto che ascolta e attribuisce valore a questa possibilità.

Disegnare e’ comunicare, rappresentare, elaborare una esperienza che, condividendola, trova significato attraverso gli occhi di un adulto che accoglie.

Dott.ssa Maria Laura Battistini Instagram: @psicologa_battistini E-mail: mlaura.battistini@gmail.com Psicologa a Parma e su Skype

Illustrazioni di Jessica Antonini

In collaborazione con la community MammeInTilt

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